INIZIATIVE



Centro studi Brenta


Il Consorzio ha aderito al “Centro Studi Brenta”, (Sito web:www.centrostudibrenta.it ) nuova forma associativa tra Comuni e Consorzi di bonifica per la tutela, la promozione e lo sviluppo del territorio del fiume Brenta. Si è già partecipato ad alcune riunioni in cui si è ribadita l’importanza dell’acqua e di una sua corretta gestione come premessa fondamentale per perseguire gli obiettivi che l’Associazione si è data.

Il Comitato scientifico del Centro Studi Brenta ha approvato un ordine del giorno visto il problema dell’emergenza idrica che si è manifestato in tutta la sua gravità in questa estate 2003 (vedasi testo).

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Centro Studi Brenta

Comitato Scientifico

 

Documento programmatico sulle problematiche idriche nel bacino del Brenta.

 

1. Problematica attuale.

Allo stato attuale il fiume Brenta sta vivendo forti problemi, che inducono preoccupazioni crescenti per la conservazione della preziosa risorsa idrica nel tempo.

Tra questi elementi negativi, si citano i seguenti.

-     I cambiamenti climatici. Essi inducono: da una parte la concentrazione delle piogge, con maggiori danni per allagamenti; dall’altra temperature dell’aria più alte e prolungamento dei periodi di siccità; tra gli effetti più evidenti, il progressivo scioglimento dei ghiacciai e la riduzione delle portate medie del fiume.

-     Sono particolarmente evidenti i problemi di siccità durante i prolungati periodi di magra, come fortemente evidenziatosi nella stagione primaverile ed estiva 2003.

In assenza degli esistenti serbatoi montani (Corlo, Senaiga) – che sono stati utilizzati per integrare le scarse portate fluenti – i danni sarebbero stati ancora maggiori: sia per l’agricoltura, che ha nell’acqua il principale fattore di produzione, sia per l’ambiente in generale (compreso quello urbano, ove è fondamentale la presenza dei flussi d’acqua nei canali derivati dal Brenta per evitare problemi igienico-sanitari).

-     Durante gli stessi periodi siccitosi – ormai sempre più frequenti e di durata crescente (fenomeni di “persistenza”) – è molto difficoltoso il rispetto dei minimi deflussi vitali sia nel fiume Brenta che nelle rogge derivate, con gravi conseguenze sugli ecosistemi connessi.

-     La forte urbanizzazione, che porta ad una riduzione delle infiltrazioni idriche alle falde e ad una concetrazione dei deflussi superficiali in caso di piena, con aumento del rischio idraulico del territorio, divenuto nel frattempo più fragile e più sensibile alle alluvioni.

-     Con particolare riferimento a questo ultimo aspetto, è grave il rischio idraulico in occasione di eventi meteorici avversi (vedasi quanto accaduto nel 1966, e oggi un fenomeno analogo provocherebbe danni assai maggiori).

-     Le attività estrattive, che quando svolte nel fiume hanno comportato significativi abbassamenti dell’alveo, con conseguente cospicuo abbassamento dei livelli delle falde, cimentate anche da un notevole aumento dei prelievi idrici. Quando le escavazioni sono state svolte nel territorio, hanno spesso comportato la messa in luce della falda, con rottura degli equilibri idrogeologici, aumento del rischio di inquinamento idrico, aumento dei drenaggi per scarichi dei laghetti artificiali che svuotano le falde.

Le conseguenze più gravi sono state la scomparsa di numerose risorgive e la difficoltà di mantenere gli usi potabili ed irrigui ed i minimi deflussi vitali. Da un censimento svolto recentemente si è osservato che si è passati dai circa 15 m3/sec che affioravano dai fontanili negli anni 1950-60, agli attuali 3-4 m3/sec estivi. Sono evidenti le gravi conseguenze sull’irrigazione, a cui viene a mancare un apporto idrico notevolissimo; molto gravi gli effetti anche dal punto di vista ambientale, visto che le risorgive costituivano zone umide di particolare valenza.

 

Tutti questi elementi portano all’attenzione una vera e propria emergenza ambientale, particolarmente gravosa nei periodi siccitosi.

In conseguenza dell’aumentato sfruttamento delle falde acquifere, contestualmente all’abbassamento dell’alveo causato soprattutto dall’incontrollato prelievo ed asporto di inerti, l’equilibrio del bilancio idrico del sistema del Brenta sta infatti evidenziando una profonda instabilità ed un progressivo depauperamento, sempre più spinto, delle riserve naturali degli acquiferi del bacino.

Il fiume, molto inciso, svolge prevalentemente un’azione di drenaggio nei confronti delle falde anche nei tratti dove un tempo era disperdente. I livelli delle acque sotterranee si sono così irrimediabilmente abbassati di parecchi metri, si sono prosciugati pozzi e rogge, evidenziandosi così un grave danno all’ambiente e pesanti difficoltà all’economia agricola.

Anche nella gronda lagunare si sono avuti effetti negativi conseguenti alla minor pressione degli acquiferi, tra cui si ricordano l’aumento della subsidenza e l’ingressione salina nelle falde lungo i litorali.

Questa situazione ha richiesto, nel 2000, l’intervento dell’Autorità di Bacino con l’adozione di apposite misure di salvaguardia (divieto di scavare ed asportare inerti dal Brenta, divieto di terebrare nuovi pozzi, salvo quelli per uso potabile, eccetera).

Nel caso del Brenta, il fabbisogno complessivo d’acqua supera largamente le disponibilità (la domanda supera l’offerta di risorsa).

Il problema è di vecchia data e fin dagli anni 1930 fu attentamente studiato, quando il Magistrato alle Acque progettò di immettere direttamente nel Brenta (nel lago di Caldonazzo) una buona parte delle acque di piena del torrente Avisio (affluente dell’Adige), ottenendo così due risultati: attenuare le piene del Avisio-Adige e fornire riserve idriche per i pressanti fabbisogni irrigui estivi del Brenta in pianura veneta. Varie circostanze non consentirono l’attuazione di quel progetto, che aveva raggiunto un buon grado di approfondimento. 

2. Le proposte.

Ai tempi nostri diviene quindi ormai improcrastinabile riproporre alcune soluzioni per bloccare i negativi fenomeni in atto e, possibilmente, invertirli.

Tra queste soluzioni, all’esame dell’Autorità di Bacino del Brenta e proposte da vari soggetti (Consorzi di bonifica, ecc.), si citano:

-    una più severa regolamentazione dei prelievi sotterranei, soprattutto dei pozzi a getto continuo; sarebbe sufficiente posizionare una saracinesca su questi pozzi, in modo che quando l’acqua non viene usata, essa non venga sprecata.

-    L’attuazione di una corretta manutenzione del fiume, che garantisca un costante intervento di sistemazione, senza però asportazione della ghiaia, ma con una sua opportuna ridistribuzione all’interno dell’alveo.

-    La tutela della rete dei fossi minori, sempre più penalizzate con l’evoluzione territoriale. In questo senso sarebbe molto utile che i Comuni, nell’ambito dei propri strumenti di pianificazione urbanistica, prevedessero una serie di azioni preventive, come il divieto di tombinamento dei canali, ovvero, in caso di inderogabile necessità, con l’utilizzo di manufatti di idonea dimensione; l’obbligo di mantenere permeabile una certa percentuale di area su cui avviene l’urbanizzazione; l’obbligo di mantenere le fasce di rispetto lungo i canali, in modo da garantire gli interventi manutentori sia da parte del Consorzio di bonifica che da parte dei privati, a seconda delle rispettive competenze.

-    L’attuazione della riconversione irrigua. Questa riconversione irrigua va attuata in aree di pianura meritevoli, trasformando l’irrigazione dai tradizionali sistemi a scorrimento a quelli per aspersione, con notevole risparmio idrico.

-    Occorre però mantenere l’irrigazione a scorrimento nelle aree di ravvenamento dell’acquifero ed in particolare nell’area dei prati stabili del destra Brenta, ove le caratteristiche ambientali sono ottimali e attuare interventi di ricarica artificiale della falda in periodi extra-irrigui, quando in Brenta c’è abbondanza d’acqua, che diversamente se ne va inutilmente al mare.

-    La realizzazione di traverse fluviali nel Brenta, sia per sostenere il livello dell’acqua in condizioni di magra, compensando il negativo effetto dell’abbassamento dell’alveo, sia per rimettere in gioco le golene ai fini della laminazione in caso di piena.

      Al giorno d’oggi è possibile realizzare questo tipo di opere con un corretto inserimento ambientale, corredandole di scale di risalita per la fauna ittica e di conche di navigazione per superare i salti. Un’iniziativa di questo tipo è stata avviata su iniziativa della Provincia di Padova e del Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta a Carturo di Piazzola sul Brenta.

      Le traverse, inoltre, consentirebbero l’utilizzo dei salti a scopo di produzione di energia idroelettrica, fonte rinnovabile, con notevoli vantaggi ambientali.

-    Lo sghiaio dei serbatoi montani, per recuperare volumi utilizzabili come riserva idrica e, contemporaneamente, per riutilizzare materiale da costruzione in modo alternativo all’ulteriore estrazione di inerti.

      Sono disponibili significative potenzialità presso il bacino di Ponte Serra ed il lago del Corlo, nel bacino montano del Brenta.

-    La realizzazione di nuove scorte idriche ad uso multiplo; tra queste il nuovo serbatoio sul torrente Vanoi, affluente montano del Brenta, del volume di invaso di 33 milioni di metri cubi. La logica è quella di avere una sorta di “banca dell’acqua”.

      Il serbatoio del Vanoi avrebbe funzione multipla: regolazione delle portate nel tempo, con trattenimento dei volumi di piena e restituzione nei periodi di siccità; tale regolazione consentirebbe il mantenimento in alveo del minimo deflusso vitale, con notevoli benefici ambientali e di fruizione turistica e paesaggistica; la presenza in alveo di maggiori portate indurrebbe una significativa ricarica della falda; possibile utilizzazione, anche in questo caso, di energia idroelettrica.

      Il beneficio non si avrebbe solo nell’alta e media pianura (irrigazioni, acquedotti, risorgive), ma anche per il sistema di valle, fino al mare. Con il maggiore flusso idrico in periodo siccitoso deriverebbero maggiori garanzie per l’irrigazione dei Consorzi di bonifica Sinistra Medio Brenta di Mirano e Bacchiglione Brenta di Padova; si ricorda, in particolare, il problema delle tipiche colture orticole (ad esempio Chioggia) che in periodo di necessità abbisognano di adacquamenti anche quotidiani, a fronte di una risorsa idrica non presente. L’integrazione delle portate di magra avrebbe ulteriori vantaggi per la vivificazione dei canali interni alla città di Padova, che in occasione di periodi siccitosi dimostra significativi problemi igienico-sanitari. Inoltre contribuirebbe alla navigabilità del Naviglio Brenta, che in condizioni di magra diviene problematica e spesso viene sospesa. La maggior pressione nelle falde ridurrebbe i negativi fenomeni di risalita del cuneo salino, che preoccupano notevolmente il Consorzio Adige Bacchiglione e ridurrebbe i fenomeni di subsidenza oggi in atto. Inoltre, con la realizzazione dell’opera avrebbero vantaggi notevoli anche i Comuni della montagna, sia per la produzione di energia che per la presenza di un bacino che potrebbe far acquistare valenza alle aree interessate (il lago del Corlo, posto a valle, ha sviluppato il turismo).

      Una soluzione simile, di notevole impegno, va vista in un’ottica di bacino idrografico e richiede un attento dialogo con le popolazioni della montagna, in un contesto di reciproca collaborazione, conciliando eventuali fattori in apparenza contrastanti per pervenire, invece, ad un risultato positivo per tutti.

3. Conclusioni.

Il problema della conservazione delle riserve idriche si pone ormai anche in aree considerate tradizionalmente “ricche” d’acqua come quelle del Nord Est, in particolare nel bacino del fiume Brenta.

Dal quadro esposto, i problemi sono evidenti e la maggiore preoccupazione è quella che essi vengano trascurati, così che si possa arrivare ad una soglia di non ritorno.

Si sono elencate anche varie possibilità di soluzione. Occorre tuttavia passare dalle parole ai fatti; se non si provvederà in tempo, questa epoca sarà ricordata nella storia solo come una pagina molto negativa in cui in pochi decenni si sono pregiudicate risorse preziose costruite dalla natura in milioni di anni.

 

 

 

     
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