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Istanze di  “CONCESSIONI” / “AUTORIZZAZIONI” idrauliche per interventi che comportano una trasformazione territoriale (lottizzazioni, strumenti urbanistici) con scarico di acque meteoriche in un canale DEMANIALE / CONSORZIALE




AMBITO DI APPLICAZIONE

Sono da sottoporre al parere idraulico del Consorzio tutti gli strumenti urbanistici (PRG, PAT, PATI, ecc.) che comportino una trasformazione territoriale tale da modificare il regime idraulico dei corsi d’acqua di bonifica presenti nel territorio in argomento.   Il parere idraulico del Consorzio viene trasmesso all’Ufficio Regionale del Genio Civile competente per territorio per l’autorizzazione prevista dalla D.G.R.V. n. 3637 del 13.12.2002. L’Amministrazione Comunale dovrà recepire nei nuovi strumenti urbanistici le prescrizioni del Genio Civile ed inserirle all’interno del Regolamento Edilizio.

Sono infatti da ritenersi di importanza cruciale le soluzioni “locali” quali i mini e micro invasi di laminazione, il sovradimensionamento delle condotte di fognature acque meteoriche, i parcheggi di tipo drenante, i pozzi drenanti, ecc., per la trattenuta in “loco” degli afflussi meteorici e per la riduzione del sovraccarico alla rete drenante, per cui tali interventi, alla stregua delle opere di urbanizzazione primaria, dovrebbero essere previsti per ogni nuova urbanizzazione attraverso prescrizioni costruttive contenute nel Regolamento Edilizio dello Strumento Urbanistico.

Sono soggette all’autorizzazione idraulica del Consorzio tutti i progetti di Piani di Lottizzazione e di altri strumenti urbanistici attuativi, che interessino direttamente o indirettamente le rete di bonifica.   In questo caso, il Consorzio, oltre ad esprimere parere e prescrizioni sulle previste misure di mitigazione dell’impatto sul sistema idraulico esistente proveniente dalla nuova urbanizzazione, autorizza anche lo scarico delle acque meteoriche nei canali di bonifica.

Le attività sopradescritte sono quindi soggette a Valutazione di compatibilità idraulica, in ordine alle linee guida indicate nella D.G.R.V. n. 3637 del 13.12.2002, aggiornate e modificate dalla D.G.R.V. n.1322 del 10.5.2006.

Ne deriva che ad ogni nuovo strumento urbanistico o comunque ad ogni nuova opera o urbanizzazione (lottizzazioni comprese) che comporti aggravio al regime idraulico attuale, il soggetto richiedente dovrà allegare agli altri elaborati progettuali uno studio idraulico relativo alla progettazione specifica delle opere idrauliche di mitigazione prevista per l’area in esame.

DOCUMENTI CHE COMPONGONO LA DOMANDA:

Alla domanda dovranno essere allegate 4 copie di tutta la documentazione sottodescritta: 1 copia protocollata sarà restituita al richiedente in sede di ritiro dell'autorizzazione/concessione; 1 copia sarà inoltrata dal Consorzio al Comune di competenza.

La mancanza anche di uno solo dei documenti sopra elencati è causa di rifiuto della pratica.

E' preferibile, per quanto possibile, che tutti gli elementi grafici siano riprodotti su un unica tavola. I disegni dovranno essere assolutamente attinenti; non dovranno quindi essere presentati disegni riguardanti aspetti architettonici del progetto completo e potranno essere motivatamente richieste ulteriori copie su supporto informatico in ragione alle necessità istruttorie.

  • Identificazione planimetrica del corso d’acqua recettore, esteso per un tratto a monte e a valle (di almeno 100 metri) in scala 1:10.000 o 1:5.000, con indicazione del punto di scarico.
  • Planimetria dell’area urbanizzata, con la quantificazione specifica delle superfici coperte e non.
  • Sezioni trasversali del corso d’acqua presso il punto di scarico con indicazione delle quote di fondo, del livello ordinario del corso d’acqua, delle quote di sommità delle arginature o di ciglio sponda, complete delle dimensioni e distanze dal corso d’acqua, nonché delle opere di urbanizzazione.
  • Relazione idraulica, contenente la valutazione di compatibilità idraulica ed indicate le opere previste per la mitigazione dell’impatto sulla rete scolante esistente, così come decritto nelle premesse, nel rispetto delle disposizioni contenute nella D.G.R.V. n. 3637 del 13.12.2003 modificate ed integrata dalla D.G.R.V. n.1322 del 10.5.2006.   La relazione idraulica - redatta da un tecnico con laurea in ingegneria civiledi 2° livello con profilo di studio comprendente i settori dell''idrologia e dell'idraulica con comprovata esperienza nel settore così come definito dalla D.G.R. n.1841 del 1.6.2007 e autocertificato utilizzando il prototipo allegato - dovrà contenere una valutazione quantitativa delle portate di massima piena (relative ad un tempo di 50 anni) effettuata in corrispondenza della sezione di chiusura relativa al bacino sotteso dell’area in esame. Tale valutazione dovrà essere svolta sia per la condizione attuale della superficie oggetto di variante urbanistica, che per quella prevista.   Dal confronto delle due condizioni di calcolo dovrà pertanto emergere con chiarezza la modifica introdotta nel regime idraulico della rete idraulica locale, per effetto della variante. La relazione idraulica dovrà inoltre contenere il dimensionamento delle opere idrauliche necessarie per la compensazione degli effetti negativi prodotti dalla trasformazione urbanistica. La compensazione operata da tali opere dovrà essere completa, ovvero il loro effetto in termini di riduzione delle portate al colmo (nel caso di vasche di laminazione o aree parco allagabili, ecc.) o di riduzione del coefficiente di deflusso (nel caso di pavimentazioni drenanti, pozzi perdenti, ecc.) dovrà essere tale da compensare le modifiche al regime idraulico prodotte dalla variante.   In sostanza, la portata scaricata verso la rete dei canali consorziali, esterna all’ambito da urbanizzare, dalla nuova rete di smaltimento delle acque piovane dovrà essere “non superiore” a quella corrispondente al valore della portata specifica generata dal terreno agricolo esistente prima dell’intervento, con riferimento a un tempo di ritorno di 50 anni facendo riferimento anche alle misure fornite da ARPAV per durate giornaliere, orarie e inferiori all'ora, aggiornate all'ultimo anno disponibile. Tutto il sistema, con un adeguato dimensionamento dei volumi di laminazione dovrà essere configurato in modo che, tramite opportuni accorgimenti e dispositivi, il valore di portata riferito al terreno agricolo non venga superato qualsiasi sia la durata dell’evento. L'ufficio del genio Civile di Padova stabilisce quali valori minimi del volume d'invaso da adottare per la progettazione delle opere di laminazione rispettivamente: >800 mc per ettaro di superficie impermeabilizzata, per la nuova viabilità; >700 mc per ettaro di superficie impermeabilizzata, per le nuove aree produttive; >600mc per ettaro di superficie impermeabilizzata, per le nuove aree residenziali.
  • Particolari del manufatto di scarico (pianta, sezione, rivestimento, paratoie, quote di scarico) riferite alla quota dei livelli del pelo libero dell’acqua, di massima piena e delle quote di urbanizzazione più sfavorevoli (strade, piazzali, pavimentazioni, affluenti, condotte).
  • Estratto catastale di mappa 1:2.000.
  • Corografia CTR 1:5.000 (nome elemento) della zona in scala.
  • Corografia IGM 1:25.000.
  • Documentazione fotografica.
  • Copia attestazione versamento oneri di istruttoria sul c.c.p. n. 17864356 intestato al “Consorzio di bonifica Brenta - Servizio di Tesoreria”, mediante bollettino postale.
  • Deposito cauzionale per le concessioni che determinano occupazione di aree demaniali costituenti alveo di corsi d’acqua (a discrezione del Consorzio), anche a mezzo di polizza fidejussoria a garanzia della corretta esecuzione dei lavori.
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E’ sufficiente che sia bollata una copia della domanda e suoi allegati.

Condizioni tecniche da applicare nella progettazione ed esecuzione dei manufatti di scarico:

  • Le opere dovranno essere conformate in maniera tale da non determinare alcuna limitazione al flusso in transito nel canale.
  • Nell’ipotesi di immissioni a cielo aperto, la tratta terminale dovrà essere dotata di manufatto di attraversamento della lunghezza utile pari ad almeno 6 metri  per la continuità del transito dei mezzi in fregio al canale; la sezione di sbocco della condotta dovrà essere dotata di idoneo sostegno al piede.
  • L’angolo di immissione tra asse canale e asse scarico dovrà essere inferiore od uguale a 45°.
  • Prima dell’attivazione dello scarico dovrà essere acquisito agli atti l’eventuale autorizzazione da parte degli enti competenti (ASL, Provincia, ARPAV, ecc.) in ordine agli aspetti qualitativi del flusso di scarico.
  • A monte e a valle, per un’estensione di 3 metri, dovrà essere eseguito un adeguato rivestimento spondale nel corso d’acqua, con sasso di pezzatura di 25/40 cm, posto sull’unghia della scarpata per la formazione della banchina d’appoggio e con sasso di pezzatura di 15/20 cm per il ripristino della sponda del canale.
  • Lo scarico dovrà avvenire in conformità alle disposizioni del D.Lgs n. 152 del- l’11.05.1999, in particolare agli articoli 28 e 31, e successive modifiche ed integrazioni di cui al D.Lgs n. 258 del 18.08.2000 e L.R. 08.01.1991 n. 1, che prevedono la revoca della concessione in qualsiasi tempo nel caso di uso irriguo delle acque del canale consorziale.
  • Al fine di garantire un effettivo riempimento degli invasi realizzati ed il loro conseguente utilizzo per la moderazione delle portate, nella sezione terminale delle rete di acque bianche, prima dello scarico, si dovrà posizionare un manufatto di controllo in grado di scaricare con un coefficiente udometrico di 10l/s/ha massimo.  Il manufatto di scarico si posiziona nella sezione terminale del sistema di acque bianche, prima dello scarico, ed è costituito da un pozzetto di dimensioni tali da poter ospitare uno stramazzo in parete sottile, dotato di una o più luci di fondo ed una eventuale griglia (è preferibile che le griglie siano a monte delle immissioni nelle condotte).   Lo sfioratore avrà una quota tale da sfruttare al massimo la capacità di invaso delle condotte opportunamente dimensionate e dell’intero sistema di acque bianche (costituito da condotte, vasche, aree a temporanea sommersione e fossatura), senza pregiudicare la sicurezza idraulica dell’area servita e tale da permettere l’invaso del maggior volume d’acqua causato dall’urbanizzazione e calcolato così come descritto in precedenza nelle modalità di redazione della relazione idraulica.  La luce di fondo sarà dimensionata in modo da smaltire la portata massima pari al 90% di quella prima dell’urbanizzazione di area servita (in ogni caso avrà dimensioni minime di 0,01 m2).

Ai fini dell’incremento d’invaso è possibile altresì prevedere il risezionamento ed allargamenti di canali consorziali, con onere a carico di chi urbanizza.

L’efficacia nel tempo dell’intero sistema idraulico di laminazione delle piene, prodotte da eventi meteorici significativi, potrebbe essere compromesso nel caso in cui non venisse fatta una adeguata manutenzione della rete. Gli eventi meteorici (in particolare quelli di elevata intensità e durata limitata, tipicamente i temporali estivi) trascinano nella rete una non trascurabile frazione di sedimenti di medio-piccolo diametro (sabbie fini, limi e argille), che sedimentando ed essiccandosi, formano uno strato compatto che riduce la sezione libera di deflusso. Questa riduzione di sezione abbassa i margini di sicurezza per le portate che transitano nelle condotte, aumentando le probabilità che il sistema drenante nella sua globalità risulti insufficiente, riducendo i volumi d’invaso efficaci.   Inoltre, la probabile generazione di un velo liquido sulle strade e sui parcheggi può provocare l’intasamento delle bocche di lupo e delle caditoie ad opera dei sedimenti grossolani, delle foglie, della carta, etc.. Per un corretto funzionamento della rete è necessario pertanto procedere alla pulizia periodica delle tubazioni (canaljet) in particolar modo prima dell’inizio delle piogge autunnali, quando cioè i sedimenti che si sono accumulati nella stagione estiva sono facilmente asportabili, non essendosi ancora compattati. A cavallo tra la stagione autunnale e quella invernale è opportuno, inoltre, procedere alla pulizia sistematica delle caditoie e delle bocche di lupo. Particolare attenzione va poi dedicata al pozzetto limitatore di portata, essendo questa tipologia di manufatto facilmente soggetta ad intasamento, specie nella parte antistante il foro. La verifica ed eventuale pulizia devono essere effettuate dopo ogni intervento significativo.

La competenza di tutte le attività manutentorie sopradescritte è in capo ai lottizzanti e futuri aventi causa.

  • Per le aree verdi previste nei piani urbanistici e/o di lottizzazione si suggerisce la previsione di vasche d’accumulo idrico da cui poter attingere per l’irrigazione estiva  delle aree stesse. I volumi d’accumulo potranno essere scomputati dal calcolo degli invasi temporanei di pioggia critica di cui sopra. A tal fine, le vasche d’accumulo citate dovranno essere opportunamente inserite e collegate al sistema idraulico (fognatura bianca).
  • Pozzi drenanti: si dovrà prevedere per ogni nuova lottizzazione (ove le caratteristiche drenanti del terreno lo consentano) l’inserimento di dispositivi per la dispersione nel sottosuolo delle acque meteoriche esenti da inquinamento superficiali (pozzi drenanti). Il numero e le caratteristiche geometriche dei pozzi dovranno essere opportunamente dimensionati. Nelle aree a rischio di esondazione, ove per effetto delle nuove edificazioni verranno di fatto ridotte le aree disponibili all’allagamento, il numero dei pozzi da realizzare dovrà essere aumentato in modo da compensare parzialmente la riduzione d’area allagabile utile prodotta dall’urbanizzazione.
  • Pavimentazioni filtranti: si dovranno adottare tipologie di pavimentazioni che favoriscano la capacità filtrante delle superfici e consentano la dispersione delle acque meteoriche nel sottosuolo.
  • Fognature: per ogni edificio dovranno essere previste reti separate per lo smaltimento delle acque bianche/nere e le acque piovane.
  • Piani di imposta dei fabbricati: nelle zone a rischio di esondazione i piani di imposta dei fabbricati dovranno essere realizzati ad una quota superiore al piano campagna medio circostante. Tale quota dipenderà necessariamente dal grado di rischio attuale presente nell’area oggetto di trasformazione urbanistica. A titolo di raccomandazione, si sottolinea comunque l’importanza di evitare quanto possibile la realizzazione dei piani interrati nelle zone soggette ad esondazione dei corsi d’acqua, oppure, in caso contrario, provvedere alla impermeabilizzazione degli stessi e delle eventuali bocche di lupo.
  • Manutenzione e ripristino dei fossi in sede privata: i fossi in sede privata devono essere tenuti in manutenzione, non possono essere eliminati, non devono essere ridotte le loro dimensioni se non si prevedono adeguate misure di compensazione. Dovrà essere garantita la manutenzione dei fossati e delle scoline laterali nei tratti di proprietà, attraverso lo sfalcio periodico dell’erba, la rimozione del fogliame o di altro materiale di deposito, allo scopo di evitare il progressivo interrimento della rete idrica minore.   In aree agricole è vietata la tombinatura dei fossi fatta eccezione per la costruzione di accessi carrai.
  • Realizzazione di opere pubbliche e di infrastrutture: anche nella realizzazione di opere pubbliche ed infrastrutture dovranno essere adottati gli indirizzi sopra indicati. In particolare per le strade di collegamento dovranno essere previste ampie scoline laterali e dovrà essere assicurata la continuità del deflusso  delle acque fra monte e valle dei rilevati.   Nella realizzazione di piste ciclabili si dovrà evitare il tombinamento di fossi prevedendo, invece, il loro spostamento.
  • Corsi d’acqua consorziali: per la prevenzione del rischio idraulico è importante che i corsi d’acqua siano rispettati e valorizzati. Occorre creare le condizioni affinché i corsi d’acqua consorziali possano essere mantenuti in  efficienza, senza eccessivi oneri e non risultino marginalizzati dalle previsioni urbanistiche. In particolare, è opportuno collocare le aree a verde delle nuove urbanizzazioni lungo i corsi d’acqua ed evitare che i nuovi lotti confinino con i corsi d’acqua.   Nelle aree adiacenti agli scoli consorziali dovrà essere mantenuta una fascia di rispetto della larghezza minima di 4 metri dal ciglio degli stessi o dall’unghia arginale verso campagna, in modo da consentire il transito dei mezzi adibiti alle manutenzioni periodiche. Nella suddetta fascia di rispetto non potranno essere messe a dimora piante o siepi, né potranno essere installate strutture o depositati materiali che impediscano il transito dei mezzi.  Nelle fasce di rispetto in questione, eventuali sistemazioni, dovute a motivi di sicurezza, paesaggistici o ambientali, che prevedano la posa di piante isolate o recinzioni in rete metallica e stanti in ferro asportabili, dovranno essere preventivamente autorizzate dal Consorzio.
     
Consorzio di bonifica Brenta
Riva IV novembre, 15 - 35013 Cittadella (PD) - Tel. 049/5970822 - Fax 049/5970859 - E-mail: info@consorziobrenta.it - Posta certificata: consorziobrenta@legalmail.it