INIZIATIVE



Osservazioni Veneto Acque


Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto. Schema Veneto Centrale. Opere di presa Medio Brenta.
Deposito Progetto Preliminare e Studio d’Impatto Ambientale secondo la procedura di V.I.A., L.R. 10/1999.

Per quanto in oggetto, si fa riferimento alla nota di “Veneto Acque S.p.A.” del 31 ottobre 2007, prot. n° 867, e all’annuncio dell’avvenuto deposito pubblicato sul giornale “Il Mattino di Padova” il 21 novembre 2007.

Il Consiglio di Amministrazione dello scrivente Consorzio, fortemente preoccupato dal progetto di cui trattasi, intende esprimere alcune osservazioni al Vostro progetto, confermando peraltro i contenuti delle nostre note del 29 ottobre 1999, prot. n° 4301 e del 27 novembre 2006, prot. n° 14521 (che per comodità si allegano in copia) a suo tempo espressi in materia.

Si presentano, pertanto, le seguenti osservazioni ai sensi dell’art. 16 comma 2 della L.R. 10/1999.

1.    Prima di attivare le nuove captazioni è indispensabile aver eseguito le opere di ricarica della falda e bisogna aver riscontrato dati certi in merito alle quantità d’acqua che ricaricano la falda.

Le previste “rampe” possono essere ritenute positive per la stabilizzazione dell’alveo del Brenta e per rimettere in gioco le golene ai fini della laminazione delle piene, ma per quanto riguarda la ricarica della falda, vista l’elevata pendenza del fondo del fiume Brenta nel tratto interessato, si teme che l’effetto delle rampe sarà molto contenuto e locale, vista la loro limitata altezza.

Peraltro, la portata di ravvenamento della falda da parte delle rampe ipotizzata da Veneto Acque (relazione descrittiva generale, elab. A, cap. 9.2.3.) è definita dalla stessa Veneto Acque come “valutazione di massima”, ed infatti si basa su una ipotesi fortemente semplificativa.

Visto che le prime due rampe sono già finanziate dalla Regione Veneto e si prevede vengano realizzate in tre fasi, una valutazione più approfondita potrebbe ricavarsi monitorando l’effetto di ricarica in tutte e tre le fasi realizzative, prima di avviare i nuovi prelievi idrici; nel progetto di Veneto Acque, invece, solo la prima fase di realizzazione delle rampe (per un’altezza di soli 50 centimetri) è propedeutica ai prelievi, che si prevede inizino già in concomitanza con la seconda fase delle rampe.

In ogni caso, come già espresso nelle precedenti osservazioni da noi a suo tempo trasmesse, si chiede di valutare, con approfonditi studi, l’opportunità di realizzare traverse di maggiore altezza e quindi con maggiore effetto.

2.    La stessa relazione di Veneto Acque afferma testualmente (pag. 84) che “per un più consistente ed auspicabile recupero della falda, dovranno essere messe in atto, dagli Enti competenti, altre forme di intervento atte al perseguimento dell’obiettivo”.         

Proprio in base a tale ultima affermazione, si ritiene auspicabile l’attuazione di un sistema di ricarica delle falde di maggiore sicurezza.

Lo scrivente Consorzio, come noto, ha già avviato nel 2007 a Schiavon una sperimentazione di ricarica della falda attraverso un’area forestale di infiltrazione, che sta dando ottimo riscontro e che offre la certezza che tutta la portata intercettata viene infiltrata in falda, con ulteriori vantaggi di tipo ambientale derivanti dall’affiancamento alle scoline di essenze arboree.

L’estensione di tale tecnica ad una zona di circa 100 ettari, salvaguardando l’area dei prati stabili, consentirebbe di infiltrare in falda volumi annui di circa 40 milioni di metri cubi, pari all’intero volume del lago del Corlo, valore quindi molto significativo. La cosa è possibile attuando il progetto predisposto dal Consorzio Pedemontano Brenta (11 milioni di euro), che prevede di prolungare l’esistente condotta del diametro di 2000 mm, che alimenta la centrale di Nove e Marostica e realizzare un primo lotto del sistema pluvirriguo. Infatti, utilizzando la rete pluvirrigua in periodo extra irriguo, grazie alla cadente naturale, si potranno realizzare più ambiti, distribuiti nel territorio, quale quello già positivamente realizzato a titolo sperimentale. Il progetto consortile in esame ha oneri molto inferiori rispetto alle previste “rampe” ed ha un risultato molto più sicuro, pertanto si chiede di inserirlo nel progetto di Veneto Acque in modo prioritario come misura di mitigazione.

3.    È opportuno inserire nella programmazione regionale anche il serbatoio del Vanoi, quale fondamentale opera di regolazione delle acque. Esso consentirebbe di trattenere le acque nei periodi di abbondanza, riducendo le piene, e rilasciarle gradualmente nei periodi di magra del fiume Brenta, contribuendo sia al mantenimento dei deflussi idrici vitali nell’alveo, sia alla ricarica delle falde.

Si ricorda che la delibera di Giunta Regionale n° 2494 del 7 agosto 2007, riguardante la crisi idrica, dichiara che la realizzazione del serbatoio del Vanoi “risulta comunque molto importante per questa Amministrazione, infatti consentirebbe di ottenere notevoli risultati in termini di sicurezza idraulica e di sicurezza dell’approvvigionamento idrico per tutto il bacino veneto del Brenta. Appare quindi auspicabile che si avviino gli opportuni colloqui e procedure per la sua realizzazione”.

4.    Come già scritto nelle precedenti note, si ritiene che comunque i nuovi prelievi idrici con i pozzi previsti da Veneto Acque dovranno essere realizzati con gradualità (non più di 500 l/s alla volta), per valutarne approfonditamente l’effetto.

5.    E’ da riproporre agli organi competenti la necessità di un’azione convinta per bloccare gli sprechi idrici  (fontane  a getto continuo).limitata altezza (1,30 m), avranno effetto solo localmente. dell'

6.    Si ricorda che con la realizzazione dell’impianto di pompaggio di Camazzole (di 800 l/s) a suo tempo realizzato dal Consorzio Acquedotto del Cittadellese, oggi ETRA, i Comuni interessati (Cittadella, Fontaniva e Carmignano) chiesero che vi fosse un superiore e costante controllo delle portate emunte dalla falda, indicando proprio nel Consorzio di bonifica “Pedemontano Brenta” l’ente a ciò deputato (iniziativa che non trovò poi attuazione. Anche in questo caso, considerati i notevoli quantitativi d’acqua in gioco, potrebbe essere opportuno pretendere da chi eseguirà i prelievi la verifica misurata da parte dello stesso Consorzio di bonifica “Pedemontano Brenta” o di ente regionale preposto (ad esempio A.R.P.A.V.).

7.    Sarà da valutare attentamente in sede esecutiva (previa apposita domanda di concessione al Consorzio che Veneto Acque dovrà produrre) l’impatto che le nuove condotte avranno sul sistema di canalizzazioni consorziali intercettato.

8.    Si ritiene opportuno, al di la di ogni “scientifica” assicurazione sulla invarianza dei livelli attuali di falda per effetto del pompaggio in argomento, pretendere, nel caso di manifesto impoverimento e quindi concreto danno ai pozzi consorziali  e alle stesse risorgenze naturali, l’adeguamento delle opere eseguite fino al reale ripristino delle condizioni.

 

In ogni caso, vista la delicatezza e la complessità della materia, in sintonia con quanto espresso da alcuni Comuni del comprensorio, si ritiene necessario procedere con approfondite considerazioni sugli effetti derivanti dall’attuazione dei progetti, evidenziando la congruità delle scelte proposte rispetto agli obiettivi di sostenibilità degli stessi, garantendo un elevato livello di protezione dell’ambiente.

Per le valutazioni necessarie su indicate risulta opportuno procedere con una Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.), che trova la sua disciplina nella Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2001/42/CE del 27.06.2001, quale nuovo strumento di integrazione tra le esigenze di promozione dello sviluppo sostenibile e di garanzia della “protezione ambientale”.

In assenza dei necessari chiarimenti sugli argomenti sopra esposti questo Consorzio non potrà esprimersi favorevolmente al progetto in esame.

Con l’occasione si porgono distinti saluti.

 

 

              IL PRESIDENTE

                                                - Danilo Cuman -

 

 

     
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